Nel 2024 il comparto caseario sardo si conferma uno dei pilastri dell’economia agroalimentare dell’isola, registrando un anno di grande fermento tra export da record, l’emergere di caseifici di nicchia e l’innovazione nei prodotti. Un settore che non solo custodisce la tradizione, ma guarda al futuro con spirito imprenditoriale e una qualità riconosciuta a livello globale. Secondo i dati diffusi da Confcooperative e ISMEA, il 2024 ha segnato una crescita significativa nell’export dei prodotti caseari sardi, con un aumento stimato del +18% rispetto all’anno precedente.

Il protagonista assoluto resta il Pecorino Sardo DOP, ma si affermano anche nuove tipologie di formaggi freschi e stagionati, sia a latte ovino che caprino. Oltre alle grandi cooperative e ai consorzi DOP, il 2024 ha visto l’affermazione di una costellazione di micro-caseifici artigianali che rappresentano la nuova frontiera del gusto.

Realtà come Caseificio Bussu a Gavoi, Su Grabiolu a Siamanna, Funtana Cana a Dorgali o Monte Accas a Villacidro hanno iniziato a proporre prodotti innovativi: formaggi erborinati di latte di capra, yogurt ovini fermentati naturalmente, burro artigianale da panna cruda, tomini aromatizzati con erbe locali.

Questi caseifici interpretano la “rivoluzione silenziosa” del settore, fondata su filiere corte, allevamenti etici, trasformazione a latte crudo e valorizzazione dei pascoli sardi, autentico patrimonio botanico e gustativo. Molti di loro sono entrati nel circuito Slow Food o hanno ricevuto riconoscimenti da guide di settore come Gambero Rosso e Le Forme del Latte, attirando l’interesse di buyer gourmet e chef stellati.

Il comparto caseario rappresenta una voce chiave del PIL agricolo sardo, con oltre 12mila aziende zootecniche attive, un patrimonio di più di 3 milioni di ovini e una produzione annua che supera i 300 milioni di litri di latte ovino. Oltre al valore economico, va sottolineato l’impatto sociale e culturale: i caseifici costituiscono spesso l’unica impresa strutturata in aree interne, generano occupazione femminile e giovanile, mantengono viva la biodiversità e contrastano lo spopolamento.

L’attenzione alle produzioni a basso impatto ambientale, alla transizione ecologica e al benessere animale rende il comparto caseario sardo un modello di resilienza, capace di coniugare identità e innovazione.Le sfide per il futuro si giocano su più fronti. In primis, sul potenziamento delle infrastrutture logistiche e digitali per favorire l’export diretto e la vendita online.

In secondo luogo, su politiche regionali di sostegno all’innovazione e alla formazione dei giovani casari. Infine, sul rafforzamento della comunicazione identitaria, per trasformare ogni forma di formaggio sardo in un ambasciatore dell’isola nel mondo. Il 2024 ha segnato una svolta. Ora spetta alla Sardegna cogliere l’occasione per consolidare il suo ruolo nel panorama lattiero-caseario internazionale, facendo della qualità la propria bandiera e del gusto il proprio passaporto.

In foto insieme al Presidente della Cooperativa San Pasquale di Nulvi, Antonello Ruzzu, assaggiando uno dei loro eccellenti prodotti, il ‘Granglona’ formaggio ovino.

Valeria Satta

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