Le recenti minacce dell’amministrazione statunitense di imporre dazi fino al 200% sui prodotti agroalimentari europei, tra cui spiccano le eccellenze italiane, stanno destando profonda preoccupazione nel settore enogastronomico italiano. Queste misure protezionistiche potrebbero avere conseguenze significative sulle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti, uno dei principali mercati di sbocco per i prodotti Made in Italy.
Tra i prodotti italiani più esposti ai potenziali dazi figurano:
- Vino Prosecco: Gli Stati Uniti rappresentano un mercato fondamentale per il Prosecco, con esportazioni che nel 2024 hanno raggiunto i 491 milioni di euro. L’introduzione di dazi potrebbe ridurre drasticamente la competitività di questo prodotto sul mercato americano.
- Formaggi DOP: Prodotti come il Pecorino Romano e il Parmigiano Reggiano destinano rispettivamente il 57% e il 17% delle loro esportazioni totali agli Stati Uniti. Dazi elevati potrebbero portare a una significativa contrazione delle vendite.
- Pasta: Nel 2024, l’Italia ha esportato pasta negli Stati Uniti per un valore di 805 milioni di euro. Le regioni maggiormente coinvolte nella produzione, come Campania, Emilia-Romagna e Lombardia, potrebbero subire le conseguenze più pesanti.
- Olio d’oliva e liquori: Anche se meno esposti, con il 32% e il 26% delle esportazioni destinate agli USA rispettivamente, l’introduzione di dazi potrebbe comunque influenzare negativamente questi settori.
Secondo le stime di Coldiretti, l’applicazione di dazi del 25% sulle esportazioni agroalimentari italiane potrebbe tradursi in costi aggiuntivi per circa 2 miliardi di euro, incidendo pesantemente sul fatturato delle aziende italiane e sul prezzo finale per i consumatori americani.
Inoltre, l’aumento dei prezzi potrebbe spingere i consumatori statunitensi a orientarsi verso prodotti locali o di altri paesi, riducendo ulteriormente la quota di mercato dei prodotti italiani. Ad esempio, durante il precedente mandato di Trump, l’imposizione di dazi su alcuni prodotti europei ha portato a una diminuzione delle esportazioni italiane di formaggi negli USA di oltre 6.000 tonnellate, con una perdita superiore ai 65 milioni di euro nel 2020.
Le associazioni di categoria italiane, come la CIA (Confederazione Italiana Agricoltori), hanno espresso forte preoccupazione, sottolineando che tali dazi non solo danneggerebbero l’Italia, ma anche i consumatori americani, che vedrebbero aumentare i prezzi di prodotti di alta qualità.
Il governo italiano, attraverso la premier Giorgia Meloni, ha avvertito l’Unione Europea sui rischi di una guerra commerciale con gli Stati Uniti, sottolineando la necessità di negoziati urgenti per evitare un’escalation di dazi e controdazi che potrebbe portare a stagnazione economica e inflazione.
Alcune aziende italiane stanno valutando strategie per mitigare l’impatto dei dazi, come l’incremento della capacità produttiva negli Stati Uniti o la diversificazione dei mercati di esportazione, puntando su paesi come il Canada, che potrebbe rappresentare un’alternativa interessante grazie all’accordo CETA.
L’introduzione di dazi americani sui prodotti enogastronomici italiani rappresenta una minaccia concreta per un settore chiave dell’economia italiana. È fondamentale che le istituzioni italiane ed europee lavorino congiuntamente per trovare soluzioni diplomatiche che tutelino le eccellenze del Made in Italy e garantiscano la competitività dei nostri prodotti sui mercati internazionali.