L’annuncio del ritorno dei dazi sulle merci europee da parte dell’amministrazione statunitense rischia di aprire un nuovo fronte di crisi per il settore agroalimentare italiano, già provato da una congiuntura economica difficile e da un calo dei consumi generalizzato. I vini italiani, tra cui le eccellenze prodotte in Sardegna, tornano ad affrontare barriere commerciali che incidono direttamente su esportazioni e strategie di mercato.

Gli Stati Uniti rappresentano da anni uno dei principali mercati di sbocco per il vino italiano, con una quota che supera il miliardo di euro annui in valore, secondo i dati dell’Osservatorio del Vino di Unione Italiana Vini. Per molte cantine, anche sarde, il mercato americano è il terzo per importanza, subito dopo Italia e Germania. Tuttavia, le nuove misure protezionistiche hanno già provocato i primi effetti: spedizioni sospese, lotti fermi nei porti italiani e importatori americani che hanno deciso di bloccare temporaneamente le operazioni per esercitare pressione sul governo statunitense.

Le aziende produttrici si trovano così in una situazione di stallo. In alcune cantine, interi pallet di vino rimangono fermi nei depositi in attesa di capire se e come sarà possibile sdoganarli senza incorrere in costi proibitivi. Alcuni operatori stanno valutando soluzioni condivise con gli importatori per ammortizzare i rincari senza scaricarli interamente sul consumatore finale, ma l’incertezza rende difficile pianificare.

Secondo Coldiretti, la nuova ondata di dazi rischia di trasformare un conflitto commerciale in un vero e proprio boomerang per le economie coinvolte. Le ritorsioni colpiscono infatti settori ad alta intensità di esportazione e ad alto valore aggiunto, come vino, olio, pasta e formaggi. L’Italian Sounding – la commercializzazione di prodotti che imitano nomi e simboli dell’agroalimentare italiano – rappresenta già un danno annuale di circa 100 miliardi di euro a livello globale, e i dazi potrebbero favorire ulteriormente la diffusione di queste imitazioni, penalizzando i produttori autentici.

Un esempio concreto arriva dal comparto lattiero-caseario: formaggi come Pecorino Romano, Parmigiano Reggiano e Grana Padano potrebbero subire un’imposizione del 20% in dogana, con un impatto stimato di 100 milioni di euro a carico delle aziende esportatrici. In questo scenario, le associazioni di categoria auspicano un intervento dell’Unione Europea per compensare il danno attraverso un meccanismo di “premi all’export” che andrebbe a ristabilire, almeno in parte, l’equilibrio economico.

Anche la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) si è espressa con preoccupazione sulla nuova fase di instabilità. Circa il 50% delle esportazioni agroalimentari sarde sono destinate al mercato americano, con un’incidenza significativa nel settore dei formaggi e dei vini, che insieme costituiscono oltre il 30% dell’export. In un momento già segnato da un aumento vertiginoso dei costi di produzione – energia, fertilizzanti, trasporti – ogni ulteriore ostacolo rischia di far implodere la tenuta economica di numerose imprese, soprattutto nelle aree più periferiche dell’isola.

Il timore maggiore riguarda la sostenibilità nel medio periodo: con margini sempre più ridotti, molte aziende potrebbero trovarsi costrette a ridurre la produzione o, nei casi più gravi, a cessare l’attività. La CIA chiede perciò un’azione immediata da parte delle istituzioni italiane ed europee, puntando su strumenti di diplomazia commerciale, incentivi alle esportazioni e sostegno diretto alle filiere più colpite.

L’Unione Europea, dal canto suo, è chiamata a un ruolo strategico. Come sottolineato anche da esperti dell’International Trade Centre (ITC), il ricorso ai dazi come strumento di pressione economica ha storicamente prodotto risultati controproducenti, minando relazioni commerciali e danneggiando intere catene del valore. Solo un’azione coordinata, basata sulla reciprocità e sulla difesa del mercato interno, può tutelare le eccellenze del Made in Italy.

Allo stesso tempo, è fondamentale rafforzare gli strumenti di promozione internazionale, valorizzando la qualità, la tracciabilità e la sostenibilità dei prodotti italiani, caratteristiche che rappresentano un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti globali.

Nel quadro di un’economia globale sempre più interconnessa e vulnerabile, le barriere commerciali rappresentano un ritorno a logiche protezionistiche che penalizzano tanto i produttori quanto i consumatori. Le eccellenze italiane, come il vino e i formaggi sardi, devono poter continuare a viaggiare nel mondo sostenute da politiche che ne riconoscano il valore, proteggano la filiera e incentivino l’export. La speranza è che prevalga il dialogo e che l’Europa sappia rispondere con fermezza e visione a una sfida che va ben oltre la questione doganale. 

 

Condividici su

App di BlueZone News

INSTALLA
×